Viggo Mortersen on the road

Da Repubblica.it del 19/11/2011:
Viggo Mortensen on the road – “Camminare ci migliora”
Per l’attore andare a piedi è un modo per pensare meglio. “Ti permette di vedere i posti con la giusta lentezza e di sentire davvero i paesaggi e le persone”.
di ARIANNA FINOS
“CAMMINO per conoscere il mondo e me stesso. È la cosa che mi piace di più”. Viggo Mortensen non è solo attore ma pittore, musicista, fotografo, poeta. E persino un po’ filosofo, visto che teorizza e pratica il pensiero a passo d’uomo. “Stamattina mi sono alzato presto e ho passeggiato a lungo, prima del nostro incontro. Lo faccio ogni giorno, da sempre, mi fa stare bene. L’aria fredda accende le idee. Spesso pensiero e azione vengono associati, rispettivamente, a staticità e movimento. E invece per me convivono insieme”. La filosofia di Viggo è quella di una scuola assai diffusa, oggi. Un ritorno alla lentezza, alla natura, al passo dolce.
Ma per lui, che ha 53 anni, un padre danese, una madre americana, un nonno canadese, fa parte della tradizione di famiglia. “Il viaggio, fisico e mentale, è il modo migliore per vivere. L’ho capito da ragazzino. Sono nato a Manhattan e ho trascorso l’infanzia in un ranch argentino. Mio padre si spostava per lavoro, io e i miei fratelli siamo cresciuti cambiando in continuazione paesaggio, lingua, prospettiva”. Anni di formazione vissuti con il lusso di non dover raggiungere un traguardo, potendosi permettere un “a zonzo” esistenziale. Mortensen ha fatto il camionista, il barista, perfino il traduttore per la nazionale svedese di hockey. Poi ha lasciato Copenaghen per gli Stati Uniti, dove ha iniziato a fare l’attore. Una teoria di ruoli secondari, la fatalità di cammeo tagliati al final cut, La rosa purpurea del Cairo di Woody Allen, La sottile linea rossa di Terrence Malick. Poi la svolta nella carriera, per caso. La chiamata da sostituto sul set neozelandese di Il signore degli anelli. Il cammino del cavaliere Aragorn nelle Terra di Mezzo si è trasformato in una involontaria marcia verso il successo. “Negli ultimi dieci anni si sono accesi troppi riflettori sulla mia vita. C’è chi ama la vita dei circoli hollywoodiani. Come i bambini che preferiscono i giochi di gruppo. Io sono stato un ragazzino che gioca da solo. Ancora oggi odio la folla, amo gli spazi aperti, il silenzio, il cammino”. Anche in due: lo testimonia il brano di Viggo musicista-cantante Nice to walk with you, bello camminare con te.

Per lui è ancora più bello quand’è impervio. Perché ti mette alla prova, fisicamente e mentalmente. “Ho attraversato i paesaggi selvaggi della Nuova Zelanda, il bush d’Australia, le foreste del Canada. Tra i prossimi programmi c’è quello di perdermi: dal cammino senza meta tra le calli di Venezia in inverno fino alle strade della Mongolia”. Solo lui poteva esser scelto per attraversare l’Apocalisse nel film The Road, tratto da Cormac McCarthy: “Abbiamo girato nei boschi della Pennsylvania, d’inverno, in condizioni estreme. È stata un’esperienza fortissima, interiore e fisica”, ricorda. Mortensen ha testa e piedi da hippie. Un produttore racconta di averlo visto arrivare all’aeroporto senza scarpe.

“Non ho una patria né una casa”, dice, ma possiede un rifugio nei boschi al confine tra Canada e Stati Uniti. Nel suo bagaglio ci sono poesie, canzoni, fotografie che raccontano i suoi viaggi. Paesaggi. Un’esplorazione, la sua, geografica e artistica: ha fondato la Perceval press, casa editrice in cui pubblica opere di creativi. Tra queste, il libro Strange familiar, i paesaggi islandesi di Georg Gudni e i testi di Viggo: “Georg, che è scomparso di recente, era un artista meraviglioso, impiegava anni per dipingere un albero. Mi ha insegnato che per ritrarre un luogo devi conoscerlo e non puoi farlo se il tuo sguardo è da turista. Ho imparato che il ritmo giusto è dato dai piedi. La velocità che ti permette di osservare le cose che incontri: conosci le persone nel contesto in cui vivono e le capisci. È un grande antidoto contro il razzismo e le guerre”. Una filosofia che applica anche alle persone: “Io vado, e vedo, conosco e giudico a modo mio”. Al cinema Viggo, sta per tornare ancora sulla strada, stavolta quella di Jack Kerouac, nella trasposizione firmata da Walter Salles. “On the road è stato il romanzo di formazione per i ragazzi della mia generazione. Ma mi sono sempre visto come Dean Moriarty, mai avrei pensato di interpretare Old Bull Lee. Come del resto mai avrei pensato di fare Sigmund Freud. Ho scoperto che era un grande camminatore: ogni giorno faceva una passeggiata per le strade viennesi”. Oggi Mortensen ha capito che i sentieri spesso s’incrociano e ti riportano a casa: “L’inverno scorso ho girato il mio primo film in Argentina, vicino a Buenos Aires. È stato bello ritrovare le strade di quando ero ragazzo e dare un senso ai quarant’anni di vita che ho percorso”.

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